Dimmi tu
22 gennaio 2012
Come facevo a venire ti rendi conto che non potevo che avevo da fare che sono qui in mezzo ai bauli che c’è puzza di vestiti vecchi da lavare da scartare incollati stretti uniti senza respiro una puzza tale che non hai idea dimmi come facevo secondo te no ma tu dimmi tu come facevo a venire che ho i bauli aperti e tutto da stirare da lavare dimmi tu come facevo se non lo facevo adesso come potevo venire da te adesso ora con tutta questa cosa qui che mi tiene in questa casa tutto da lavare spettinare stirare ti avrei detto, sì, vengo volentieri ma dimmi tu, no, no non io, tu, dimmelo tu come facevo a venire da te con tutte le cose che ho da fare qui e che non faccio più perché ora sono a dirmi ma come facevo dimmi tu come facevo, mi sto colpevolizzando, va bene l’ho capito, avevo da fare e tu non ti sei arrabbiato va bene me lo hanno detto anche i dottori io mi colpevolizzo che è una parola mica male c’è dentro volizzo io mi volizzo e poi colpe colpe e volizzo mi sto colpe volizzando ma tu ora non mi dici niente e io lo so che sei arrabbiato con me non dici niente perché non dici niente dimmi qualcosa per favore io come faccio qui con tutti questi bauli che non riesco a svuotare mi bruciano gli occhi e starnutisco no questo i dottori non me lo hanno detto, niente starnu e tisco starnutisco e basta senza starnu e tisco ma dimmi tu come facevo cioè dimmi tu qualcosa io non lo so ok va bene non dici niente io mi metto a lavorare ciao.
da Due punti / Qui di Wislawa Szymborska
19 gennaio 2012
chi ti insegue,
e il labirinto
altro non è
se non la tua, finché è possibile,
la tua, finché è tua,
fuga, fuga -
[Due punti / Qui Wislawa Szymborska, Libri Scheiwiller, pp. 69]
Pensieri della caffettiera
18 gennaio 2012
A volte mi sento un posacenere. Come io conosca il posacenere mi è oscuro e misterioso, sono una caffettiera, questo lo so, e lo so perché l’ho letto sulla scatola. Come faccia io a leggere, mi è oscuro e misterioso anche questo, ma lo so fare, e lo so fare perché un giorno mi hanno acceso e ho pensato, ecco cosa sono.. Una caffettiera! Come faccia io a pensare, questo davvero è singolare ma guarda un po’, so rispondere. Va bene, non ne sono ancora sicuro al cento per cento, ma qualche parte di me pensa che sia per via di quella polvere scusa che ficcano dentro ogni mattina. Come faccia io a dire che quelli che mi vengono sono pensieri, be’, è facile. Li sento. E da chi? Ah, basta domande. Se volete proprio saperlo, ora lo dico però poi basta.
Li sento da quella che mi beve ogni mattina: ascoltate un po’ cosa sta pensando adesso:
ah oggi mi faccio una carbonara, ho tutto, le uova la pancetta, e il grana? Merda il grana, me lo sono dimenticato. E ora? Lo vado a prendere? No non c’ho voglia, farò senza.
Ecco, visto? Mi si posano continuamente i suoi pensieri, sono un posapensieri, non una caffettiera e neanche un posacenere. Che vita, povero me. E oggi per fortuna sembra anche andare abbastanza bene. Ci sono dei giorni che è insopportabile. Inizia a pensare che deve fare quello, quello e poi quell’altro e a un tratto si fissa su dei particolari di cose davvero insignificanti. Per esempio, la schiena. Ci sono delle mattine che inizia a dire Devo stare dritta devo stare dritta devo stare dritta, e non la smette più, marò.
zàn-zàn!
12 gennaio 2012
Che cosa ci sia di strano nell’ascoltare il soffitto che fa rumori,
di notte,
alle due di notte,
è come se il soffitto fosse lo stomaco di quelli che vivono di sopra abbia,
ho pensato a un tratto,
i bruciori di stomaco,
che deglutisce e si rompe,
si contrae e si allunga,
si allunga e si contrae,
digerisce male,
guarda un po’, alle due di notte spostano i mobili,
ma perché spostano i mobili alle due di notte?
e bè,
guardati tu,
ho pensato.
Alle due di notte sei a letto,
lucidissima,
a leggere delle poesie di cui non capisci quasi niente.
Perché sono qui sveglia a leggere poesie di cui non capisco quasi niente?
Non è poi tanto diverso dallo spostare i mobili,
ho pensato subito dopo.
Spostare i mobili alle due di notte sopra il soffitto,
leggere poesie alle due di notte sotto al soffitto,
non è poi tanto diverso,
ho pensato,
è un po’ un mistero.
Perché facciamo così?
Non si sa.
Allora se la metti in questo modo,
ho pensato,
non si capisce neanche perché in camera tua
hai appeso un poster all’armadio
con un albero grandissimo,
un grandissimo albero,
e al centro,
in mezzo ai rami,
disegnato sopra l’albero,
una luna,
uno spicchio di luna,
che nella realtà la luna così non esiste,
non si è mai visto uno spicchio di luna che sta davanti a un albero,
dentro i rami,
disegnato sopra,
in mezzo,
incollato,
appiccicato,
nella notte,
forse una notte d’estate,
perché l’albero è pieno di foglie,
e non ci dev’essere niente intorno,
nessuna luce artificiale,
perché l’albero è di un colore tiepido per la luce dello spicchio di luna.
Allora ecco,
i bruciori,
le poesie,
gli spicchi di luna,
ho pensato,
sono tutti egualmente belli,
si trovano sullo stesso piano di bellezza,
ho pensato,
c’è chi sta sopra e sotto il soffitto,
e chi fuori e dentro gli alberi
zàn-zàn!
Allora è così
10 gennaio 2012
Allora è così: ti addormenti distrutta sul letto a mezzanotte, vestita, con la luce accesa, le scarpe, la candela che fa le ombre e i profumi, lo stendino da svuotare, il computer ronza sopra le coperte, i piatti da mangiare in cucina, la luna piena, la finestra aperta, ti svegli all’improvviso, guardi l’ora, le cinque, ti svesti, metti il sotto del pigiama, spegni il pc, chiudi la finestra, metti il sopra del pigiama, sposti lo stendino, spegni la candela, come un automa vai in bagno, ti ficchi lo spazzolino in bocca, ti guardi di traverso nello specchio, giusto per dire, ah sei tu, e poi fai la pipì, tiri l’acqua, dai un occhio alla spia della caldaia, la caldaia da stamattina non parte più, niente più acqua calda, la spia è spenta, accendi e spegni, non va niente, togli la spina, rimetti la spina, niente, accendi, niente, spengi e accendi niente, aspetti un po’, niente, poi te ne vai, pensi come farò, come diavolo farò, se si rompe come farò, farò senza?, e come si fa senza, forse è meglio se dormo, ti dici, dormi che ti fa bene, dormi, almeno quello lo sai fare, e ti viene bene, grazie al cielo che poi crolli come in un coma, dormi per favore, dormi e non sentire più, e poi ti rigiri nel letto, non senti più il braccio, mi fa male il braccio dici, lo muovi, e poi pensi, io mi schiaccio è per questo che si addormenta e così ti stendi dritta, come un tronco, e ti lasci dormire, e senti il braccio che si gonfia di nuovo, allora c’è speranza, c’è da sperare di meglio per te, e per tutti, forse, ti alzi da letto vai a fare la pipì, ti ricade l’occhio sulla spia, ora è accesa, è accesa per dio, hai visto?, c’è speranza, forse, c’è speranza, forse qualcuno ti aiuterà, forse non è tutto finito, o forse sì, si ricomincia, o forse no, chi lo sa, si finisce, la spia è accesa, vai al lavandino, lasci scorrere l’acqua, il lavandino si riempie e diventa una bacinella come sempre, va tutto bene come sempre, è otturato come sempre, tieni un dito sotto, c’è l’acqua, esce un filo tiepido, c’è speranza nel tiepido ti dici, c’è speranza, ce la posso fare, ti dici, ce l’ha fatta la caldaia, ce la faccio anche io. Allora vai a farti il caffè, lo metti su, e vai allo stendino, tiri via i vestiti, pieghi nel silenzio, stai in ascolto della caffettiera, pensi a ieri sera, lasci le mutande, vai a spegnere il caffè, prendi una tazzina dal mobiletto, e la molli lì, vai di nuovo in bagno, non sai perché, ti fiondi a vedere la caldaia, e se mi fossi sbagliata?, ecco che entri velocissimo, ti metti lì davanti, allunghi il collo, stai lì a guardarla, e poi le sorridi.
Soltanto, Milo De Angelis
9 gennaio 2012
Soltanto questo crescere
indifferente allo sguardo e pieno
di ciò che ha visto
era possibile: se ci sono
due barche
non contava il loro punto d’incontro, ma la bellezza
del cammino dentro l’acqua: solo così,
solo adesso, non spiegare.
Ed è atroce
ma bisogna dire di no alla sua fonte che
piange e non capisce, e ama
come per millenni si è amato, promettendo
in una terrazza buia, accarezzandosi
tra le foglie minacciose.
[Milo De Angelis, Poesie, Somiglianze, Mondadori, 2010, p. 54]
