Il disponibile quotidiano Gianni Celati risponde a Fabrizio Grosoli
2 ottobre 2011
FABRIZIO GROSOLI: Nei tuoi film il paesaggio è sempre percorso, attraversato, in movimento. Anche se non si può parlare propriamente di viaggi, che partono e finiscono in punti precisi. Dalla Valle Padana alla brousse senegalese si tratta di luoghi dai confini incerti in cui individuare tracce di vita. Quali sono i valori di questa provincia del mondo?
GIANNI CELATI: Be’, la provincia, prima di tutto, non è un luogo ben definito, ma una categoria dello spirito. Andare per province, in Europa come in Africa, costituisce di per sé una passione.
Le province del mondo, da quelle americane a quelle asiatiche, sono tutte luoghi con confini incerti, dove ci si muove in modo diverso che nelle città monumentali, iperaffollate, chiassose.
Poi: nelle pianure delle province americane o nella savana africana o nella Valle Padana traversata come un deserto d’anime, c’è un’ebrezza della dispersione che diventa qualcosa di positivo. Ti accorgi di poter amare il mondo con tutto il suo “disponibile quotidiano”, così come è, per quello che è, e non per come dovrebbe essere. E in un’epoca come la nostra, in cui la gente non crede più al mondo, crede soltanto a se stessa, è un argomento più che mai da documentario: una passione per il mondo com’è, che pochi hanno affrontato, manifestato.
[Documentari imprevedibili come i sogni, il cinema di Gianni Celati, a cura di Nunzia Palmieri, con testi di Gianni Celati, Fabrizio Grosoli, Marco Belpoliti, Gianni Canova, Antonio Costa, Sarah Hill, Nunzia Palmieri - Fandango 2011 pp. 11]
