Introduzione I sette narratori
29 dicembre 2011
Tra poco si potrà leggere una sequenza di fatti di cui, per ragioni a me ancora sconosciute, non sarò io a parlarvene. Provo a spiegarmi.
Quattro o cinque mesi fa ero a casa di un mio amico che si chiama Ario, e mentre lui disegnava e io mi rigiravo sul divano come un pesce, a un tratto mi fa: Ma cos’è che hai? Eh, cos’ho.. E così ho cominciato a raccontargli un caso strano che mi era appena successo, un fatto complicatissimo e inspiegabile, che mi stava completamente annientando. Di per sé non era difficile da raccontare, era semplice, a pensarci, era così semplice da dire, e infatti gliel’ho detto, in pratica da un giorno all’altro, il libro che stavo finendo di scrivere era sparito dal mio computer. Ma lo hai cercato bene?, avrebbe potuto chiedermi chiunque. Lasciatemi in pace, avrei risposto nella disperazione più totale. Come, non lo avevo cercato bene? Lo avevo cercato dappertutto, e non saltava più fuori. Avevo guardato anche nel cestino e nel cestino non c’era. Avevo cercato nella mail, magari me lo sono mandato alla mail, ho pensato subito, e nella mail non c’era. Avevo guardato tutti i file che avevo, magari gli avevo cambiato nome per sbaglio, ho pensato dopo. Niente. Volatilizzato. Avevo anche portato il pc da Elio un mio amico informatico, e anche lui mi aveva assicurato che non c’era. Mai esistito, ha detto. Ma come, mai esistito, è possibile? Ci ho lavorato su fino a ieri…Ti giuro che ho scritto pagine su pagine, non può essere sparito così… Non sapeva cosa dirmi. Neanche io sapevo più cosa dirmi, cosa ne sarà di me? Ero molto preoccupata. Un libro intero, frutto di fatiche inenarrabili, volatilizzato all’improvviso. Ecco che allora, è stato Ario, a un certo punto, a dirmi di chiamare i narratori. Io quando lui ha detto così l’ho guardato un attimo perplessa, perché non capivo. Poi abbiamo parlato di altro e tutto era andato nel dimenticatoio. Così niente, qualche giorno dopo sono passata da casa, mi sono seduta al tavolo, ho alzato lo schermo del computer e presa dalla disperazione mi sono guardata intorno e li ho chiamati.
Adesso sembrerà assurdo questo discorso. Cosa vuol dire che uno chiama i narratori? Mi rendo conto, non è certo come chiamare l’ambulanza. Se uno si sente male prende il telefono fa un numero, ma coi narratori come si fa? C’è un numero da chiamare? Esiste? E ammesso che esiste, quando li chiami, rispondono? E ammesso che rispondono, quando gli chiedi di venire, vengono? E ammesso che vengano, quando vengono, ti aiutano? E ammesso che ti aiutano, come fanno? E poi chi sono, quanti sono, da dove arrivano?
Non so rispondere a queste domande, ma posso raccontare che a un certo punto sono lì in camera mia e sento bussare alla porta. Chi è? dico dal tavolo, con un tono impertinente e un filo spaventato. Non risponde nessuno. Allora mi avvicino alla porta. Sì?, dico a bassa voce. Non dice niente nessuno, così ho aperto la porta piano, uno spiraglio. Non ho fatto neanche in tempo a guardare fuori, che ho visto una macchia scura correre veloce come un gatto e andare sparata nella mia camera. Sono rimasta lì impalata. Ma cosa succede? Guardavo la porta di casa e la porta della mia camera, come uno a un circuito di formula uno. Allora poi ho chiuso sono andata verso la mia camera. E se fossero loro?, mi ha detto una vocina. I narratori? Ma dai, che storia è questa? Ho appoggiato un orecchio al muro della mia camera. Non si sentiva volare una mosca. Possibile che basti chiamarli così a voce per farli arrivare? Ho bussato. Toc, toc, due volte. Sono stata lì ad aspettare. Dopo un po’ ho detto: Scusate, chi siete? E cosa state facendo in camera mia? Nessuna risposta. Se non aprite subito chiamo la polizia! Che detto così, neanche un bambino ci sarebbe cascato. Così mi metto ad andare su e giù per il corridoio, e penso. Adesso che faccio? Be’ cosa vuoi fare, mal che vada sono i narratori che stanno scrivendo, ho pensato. Ma cosa scrivono, che non sanno niente di quello che devono fare? E poi ho tutto dentro quella camera, cosa faccio io qui in corridoio? In uno di questi giri pensosi, per caso mi cade l’occhio proprio sotto la mia porta. Vedo un foglietto bianco. Lo raccolgo, e dentro c’è scritto: Torna tra un po’. Ah! Ma questa è bella. Come tra un po’? Tra un po’ quanto? Che vuol dire Torna tra un po’, che ho dentro i vestiti il telefono, tutto. Allora sono andata in bagno ho preso una matita dei trucchi, ho scritto sotto: Mi date il cellulare e i vestiti? Ho piegato il foglietto e l’ho infilato sotto. Un secondo dopo lo vedo ributtato fuori, così lo apro e dentro c’è scritto: Impossibile. Come impossibile? Impossibile, cosa vuol dire impossibile? gli dico ad alta voce. Mi aprite e mi date le mie cose o no? Silenzio. Rimango lì. Poi mi viene un pensiero brillante. Giusto!, mi dico, prima o poi gli verrà fame di sicuro, e vorranno mangiare.
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Pubblicato da sarah spinazzola
Inserito Senza categoria
beh, ma loro narrano, mica mangiano….
E’ un chiaro intervento dei narratori, pensa che quando è successo a me avevano persino recquisito la casa, con mia nonna dentro!
Per fortuna la nonnina nn capì mai cosa fosse successo, si limitò a parlare di gatti randagi, strane scope e odore di pollo fritto.