Pensieri della caffettiera

18 gennaio 2012

A volte mi sento un posacenere. Come io conosca il posacenere mi è oscuro e misterioso, sono una caffettiera, questo lo so, e lo so perché l’ho letto sulla scatola. Come faccia io a leggere, mi è oscuro e misterioso anche questo, ma lo so fare, e lo so fare perché un giorno mi hanno acceso e ho pensato, ecco cosa sono.. Una caffettiera! Come faccia io a pensare, questo davvero è singolare ma guarda un po’, so rispondere. Va bene, non ne sono ancora sicuro al cento per cento, ma qualche parte di me pensa che sia per via di quella polvere scusa che ficcano dentro ogni mattina. Come faccia io a dire che quelli che mi vengono sono pensieri, be’, è facile. Li sento. E da chi? Ah, basta domande. Se volete proprio saperlo, ora lo dico però poi basta.
Li sento da quella che mi beve ogni mattina: ascoltate un po’ cosa sta pensando adesso:
ah oggi mi faccio una carbonara, ho tutto, le uova la pancetta, e il grana? Merda il grana, me lo sono dimenticato. E ora? Lo vado a prendere? No non c’ho voglia, farò senza.

Ecco, visto? Mi si posano continuamente i suoi pensieri, sono un posapensieri, non una caffettiera e neanche un posacenere. Che vita, povero me. E oggi per fortuna sembra anche andare abbastanza bene. Ci sono dei giorni che è insopportabile. Inizia a pensare che deve fare quello, quello e poi quell’altro e a un tratto si fissa su dei particolari di cose davvero insignificanti. Per esempio, la schiena. Ci sono delle mattine che inizia a dire Devo stare dritta devo stare dritta devo stare dritta, e non la smette più, marò.

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